Scendi nei quindici livelli di Dolmek.
Dalla Grande Porta che si apre sul lago fino allo Scavo Antico, questa pagina raccoglie i livelli di Dolmek in sequenza, usando le nuove illustrazioni definitive e il taglio visivo del sito. Ogni sezione è una tappa della discesa: si ferma, respira e lascia vedere la città cambiare.

Il volto di Dolmek
La caverna più ampia e più chiara della città. I pozzi di luce sono larghi, il fiume entra calmo dal lago e porta con sé il porto, il mercato e il primo sguardo sulla capitale nanica.
- La Grande Porta e il Porto sul Fiume — scali di pietra, commerci con l’esterno e guardiani della porta.
- Il Mercato Alto — botteghe, magazzini, spezie, cuoio e il vicolo della bottega di Selvorn.
- Il Quartiere Reale — mura gigantesche, Cancello delle Rune, giardini di cristallo e palazzo della corona.

L’acqua cade al centro della città
Il fiume precipita in un grande bacino di pietra liscia, si divide in due bracci e alza una nebbia fine. È un livello di passeggio, commercio fine e memoria dinastica, sempre sotto il rombo costante della cascata.
- Il Bacino della Cascata — il punto in cui il fiume cade e si sdoppia verso i canali alti.
- La Sala dei Re — la cripta dei sovrani, con nicchie, reliquie e il vecchio custode alla soglia.
- Le Logge Basse — vetrine di gemme tagliate, ori lavorati e stoffe dai colori cupi.

Antiche case e studio
Qui la città si fa più quieta. I rami scendono dai davanzali, si chiudono sopra le strade e filtrano la luce in chiazze verdi e dorate. È il quartiere delle famiglie antiche e degli studi di Valdrum.
- Le Case Antiche — pietra scura, rampicanti fino ai tetti e casate di lungo lignaggio.
- Il Mercato del Sapere — librai, cartolai, rilegatori e sigilli per studenti e studiosi.
- La Fucina — il fabbro il cui colpo d’incudine scandisce le ore e annuncia le lezioni.

Il livello popolare
Le case si addensano, il verde cala e la pietra grigia si annerisce. È uno degli ultimi livelli davvero aperti agli stranieri, fatto di soglie larghe, vie strette e una vita quotidiana più ruvida e affollata.
- Le Soglie Larghe — quartiere popolare di case basse e affollate.
- Il Foro di Pietra — grande sala-mercato coperta a volte basse, cuore pratico della vita di ogni giorno.

La soglia tra città e lavoro
Il verde sopravvive solo negli ultimi terrazzi coltivati e nei pascoli bassi. Da qui in giù l’aria comincia a sapere di metallo: è la frontiera tra la città aperta e il mondo del lavoro profondo.
- Gli Ultimi Orti — gli ultimi terrazzi fertili prima che la montagna diventi solo pietra e metallo.
- Locanda L’Ultima — l’ultima taverna della città in chiaro, dove si incontrano chi sale e chi non scenderà mai oltre.

Il primo respiro del ferro
Caldo, fuliggine e bagliore arancione. Da qui scompare il verde e comincia il vero ventre industriale di Dolmek, il punto in cui gli studenti del terzo anno vedono per la prima volta le miniere e il lavoro vivo della montagna.
- Il Ventre di Ferro — fucine maggiori, forni, magli, tempra e officine di riparazione.
- I Magazzini di Cava — carbone, minerale grezzo e raduno delle discese con le guide del profondo.

Il cuore idraulico
Qui comincia lo scavo vero. L’aria sa di ottone e ferro lucido, le macchine battono in profondità e l’acqua che alimenta i livelli alti viene governata da ruote, pistoni e canali.
- La Sala delle Pompe — il cuore idraulico che spinge l’acqua lungo tutta la città alta.
- Le Officine di Precisione — strumenti minuti, regolazioni, meccanismi e lavoro fine.
- Le Prime Vene — le prime gallerie in cui la roccia viene aperta per ciò che contiene.

La caverna della colata
Il metallo fuso scorre rosso nelle gole di pietra, i crogioli vengono mossi da gru pesanti e l’aria sa di calore metallico. Questo è il livello in cui il minerale diventa materia pronta a essere lavorata o venduta.
- La Colata — la grande fonderia dei lingotti.
- I Magazzini dello Scambio — depositi della merce diretta al porto, con pesatura e bollatura.

L’ultimo livello abitato in chiaro
Case fitte e calde, vapore che sale dai bagni di sorgente e il ritmo stanco di chi lavora nelle profondità. È l’ultimo livello in cui la vita domestica resiste ancora accanto al lavoro.
- I Quartieri Bassi — le case dei minatori raccolte attorno al calore dei pozzi di lavoro.
- I Bagni di Sorgente — vasche calde per lavarsi a fine turno.
- L’Infermeria di Gilda — cure per ferite, schianti e mali del lavoro profondo.

Dove la città lascia spazio al profondo
Portoni listati di ferro, guardie, registri e attrezzi. Da questo passaggio in poi non si scende per caso: si entra davvero nel sistema delle profondità, tra permessi, pesature e grandi depositi.
- La Soglia del Lavoro — posto di guardia dove si segna chi scende e chi risale.
- I Grandi Magazzini — minerale, legname, attrezzi e tutto ciò che sale e scende lungo la montagna.

Qui non si risale ogni sera
Le squadre che lavorano le vene basse vivono accanto al lavoro. Brande, armadietti scavati nella roccia, mense comuni e luce di torce e lampade: il profondo diventa casa di servizio.
- Le Camerate dei Minatori — dormitori per chi resta giù tra un turno e l’altro.
- La Mensa del Profondo — pane, brodo caldo e calore condiviso prima di scendere ancora.

Un vuoto senza eco
Una fenditura naturale taglia la caverna per tutta la sua altezza. Ballatoi, scale e ponti corrono lungo le sue pareti e il vuoto sotto non restituisce alcuna risposta. È una miniera costruita attorno all’abisso.
- La Spaccatura — il crepaccio stesso, con gallerie aperte sulle due pareti.
- Il Posto di Guardia della Spaccatura — il secondo controllo dei permessi, all’imbocco della discesa verso le vene più basse.

I filoni più antichi ancora vivi
La miniera più profonda ancora in attività. Qui si seguono con pazienza i filoni antichi di gemme rosse, verdi e azzurre. Non resta più nulla del verde della città: solo torce, ferro e maestria.
- Le Vecchie Vene — i filoni antichi di gemme, lavorati dai minatori più esperti.
- Il Ponte — l’arco di pietra e ferro che supera l’abisso e porta all’altra parete.
- Le Fucine Antiche — forge appartate per ciò che non si vende.

Oltre l’ultima miniera
Da qui non sono più gallerie lavorate, ma caverne naturali. Niente torce fisse: solo buio, qualche struttura di sostegno lasciata da chi è sceso prima e venature di colori insoliti sulle pareti.
- Le Caverne Buie — grandi vani naturali dove il lavoro della città si arresta.
- Uer-ghal, la Gola del Vento — antico condotto di ventilazione per chi conosce la via del buio.

L’ultima opera dei Padri di Pietra
Una caverna profonda, silenziosa e disabitata. Rimane l’eco dei passi, il calore che sale dal basso e la sensazione di trovarsi dentro uno scavo di un’altra epoca, di cui sopravvive appena la memoria.
- Lo Scavo Antico — l’ampio vano aperto da mani lontane, ultima opera dei Padri di Pietra prima che la montagna si richiuda nel buio.
La montagna finisce di parlare.
Sotto il quindicesimo la montagna non è più città. Restano buio, calore che sale dal basso e gallerie che pochi hanno davvero ragione di percorrere.
Continua nel sito.
Qui la discesa termina. Più sotto restano soltanto la montagna, il suo silenzio e ciò che nessuno ha ancora riportato alla luce.